CSI - Volterra
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© CSI - Comitato di Volterra

LETTERA

APERTA

A

GOVERNO

E

ISTITUZIONI:

CHIEDIAMO

SUBITO

UN #decretobambini

Sono circa 450.000 in Italia i minorenni in carico ai servizi sociali di cui 91.000 a causa di maltrattamenti, 1.260.000 vivono in condizioni di povertà assoluta. Impossibile quantificare quanti vivono inoltre in situazioni di disagio sommerse o invisibili. Ci sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze che vivono situazioni di forte vulnerabilità, condizioni di povertà economica, sociale ed educativa. Travolti dalla paura, vittime di violenza in famiglia, che vivono in condizioni di degrado, maltrattamento e abuso grave, impossibilitati a chiedere aiuto. Ragazzi e bambini che vivono questa grave e pervasiva esperienza traumatica senza alcun genitore in grado di spiegare loro cosa stia succedendo, o che vivono senza vie di fuga in situazioni di violenza fisica e psicologica perpetrata contro loro e le loro madri. Ragazzi per i quali stare a casa, senza andare a scuola per tanto tempo, senza contatti sociali e dunque senza essere adeguatamente supportati a livello emotivo, educativo e didattico genera o riattiva le esperienze di rifiuto, abbandono, pericolo, emarginazione, già vissute in altre situazioni. Ragazzi e bambini, tutti, che hanno inalienabili diritti sanciti dall’Onu che sono compressi come quelli di tutti in questa situazione di crisi ma che dipendono anche da come gli adulti intorno a loro agiscono, pensano e attuano le norme, reagiscono alle emergenze. In questa fase è praticamente impossibile attivare le necessarie segnalazioni alle autorità giudiziarie competenti (Procure e Tribunali per i minorenni) e i conseguenti interventi di protezione, secondo le indicazioni previste dalla legge 184/1983 e s.m. quali aiuti alle famiglie di origine, affidamenti familiari, inserimenti in comunità, adozione. Ci sono inoltre molti minorenni, non allontanati dalle famiglie, ma che vivono in situazioni familiari a rischio (di povertà educativa, maltrattamento e incuria) per i quali erano stati attivati interventi di supporto educativo (inserimento in centri semiresidenziali, diurni, educativa territoriale e domiciliare). A causa dell’emergenza sanitaria quasi tutti questi servizi non residenziali sono stati sospesi con gravi ripercussioni sulla loro tutela. Solo in alcuni casi e grazie all’impegno degli operatori e delle organizzazioni coinvolte sono stati mantenuti contatti e sostegni da remoto. Segnaliamo infine la situazione di molti giovani care leaver, ragazzi neomaggiorenni cresciuti in comunità o in affido. Molti di loro oggi vivono soli o sono rientrati nelle famiglie di origine. Alcuni tra loro vivono altrettante situazioni di rischio perché privati dell’aiuto necessario. Chiediamo pertanto misure urgenti per andare incontro alle esigenze di protezione e per assicurare i diritti di tutti i bambini e i ragazzi, mettendo nelle condizioni i servizi sociali, scolastici, educativi, formativi e di altro genere di poter intervenire con strumenti appropriati e con il coinvolgimento ove necessario della magistratura minorile in tutte le situazioni di rischio sopra elencate e in tutte quelle legate ai diritti dei minorenni (tutela, protezione, istruzione, gioco, socialità, partecipazione, informazione adeguata, etc.). Le organizzazioni proponenti chiedono vengano attuate le seguenti misure: •costituire task force locali tra scuola, autorità giudiziarie minorili, servizi sociali, sanitari e terzo settore (comprese le associazioni familiari), accreditati e collegati ai soggetti decisori locali/regionali, per segnalare e per intervenire subito sulle situazioni più fragili e a rischio con interventi di sollievo (dispositivi per collegamento a distanza, tablet o pc, giochi, materiale di cartoleria, spesa alimentare, vestiti, ecc.), nonché monitoraggi quotidiani da parte di personale competente e, in generale, tutte le iniziative applicabili nell’ambito delle misure emergenziali per favorire l’esercizio massimo dei diritti di tutti i bambini e i ragazzi; •realizzare i necessari interventi urgenti di tutela attivati anche in attuazione a provvedimenti dei Giudici minorili, per mettere in protezione le vittime (se necessario anche tramite art. 403 c.c.) assicurando il rispetto delle norme sanitarie per le realtà di accoglienza; •creare gruppi di informazione e sostegno psicologico per insegnanti che devono curare in questa fase ancora di più non solo gli aspetti didattici ma anche quelli relazionali facendo sentire a questi bambini e bambine che continuano a essere pensati, che c’è un adulto di riferimento. Lo stesso dovrebbe essere realizzato anche nei confronti dei piccoli della fascia 0-5 anni con il supporto dei consultori pediatrici e delle altre strutture territoriali come scuole dell’infanzia e ludoteche; •sensibilizzare le forze dell’ordine a dare tempestivo riscontro alle chiamate di aiuto che possono ricevere rispetto a situazioni di violenza familiare; •individuare una figura istituzionale che coordini tale task force, definendone funzione, qualifica e ambito di competenza. Per quanto riguarda il lavoro degli operatori coinvolti nei servizi residenziali si ritiene necessario fornire supporto sanitario e per intervenire nelle situazioni più delicate (affidatari, case-famiglia, comunità educative, comunità genitori-bambini, centri antiviolenza, case rifugio) nei confronti di bambini, ragazzi e donne accolte, per trattare i temi di questo trauma così pervasivo che stiamo vivendo, anche attraverso consulenza psicologica ed educativa e progettazione di attività non solo di intrattenimento. Infine, per le organizzazioni occorre connettere le misure per salvaguardare i soggetti del terzo settore, come la cassa integrazione e altre forme di sostegno economico. Il settore sociale e sociosanitario in questo momento sta garantendo la tenuta territoriale e la mediazione sociale attraverso la continuazione delle attività, il rischio è di far collassare l’intero sistema pubblico e del privato sociale che gestisce i servizi essenziali per la tutela dei bambini, dei ragazzi, delle famiglie nel nostro Paese. Le associazioni promotrici trasmetteranno queste richieste alle istituzioni competenti e avvieranno nei prossimi giorni una petizione online che persone singole e organizzazioni potranno sottoscrivere.

MINORI A RISCHIO

Continuiamo a seguire il corso delle procedure intraprese per determinare una migliore tutela dei giovani, durante questa difficile pandemia, anche a seguito della lettera inviata al Governo dagli organismi sociali di settore ai quali partecipa il csi: si muove ancora il Garante per l’infanzia e l’adolescenza. Filomena Albano, garante per l’infanzia e l’adolescenza, ha scritto infatti una nota al Presidente del Consiglio Conte, sollecitando provvedimenti a favore dei giovani fragili, i quali sono “costretti all’isolamento, senza andare a scuola, senza contatti sociali e in alcuni casi senza adeguati supporti di tipo educativo, psicologico e didattico”. Per tutti le misure del governo sono restrittive, ma i ragazzi con disabilità le vivono con maggiore difficoltà. E non sono pochi i minori con una qualche forma di disabilità, quelli che vivono fuori della famiglia, che vivono uno stato di povertà economica oppure educativa, che sono figli di genitori separati o di detenuti, che hanno situazioni problematiche di varia natura. Questo esercito di minorenni non può godere delle tutele generali, bensì necessitano di provvedimenti modellati sui loro bisogni specifici. Per questi ragazzi il cambio repentino della routine quotidiana rischia di incidere fortemente sull’equilibrio e sul benessere psicofisico”, perché stare a casa, scollegando la famiglia dal contesto scolastico e educativo, può aggravare situazioni di maltrattamenti e rendere più difficile attivare gli interventi delle forze dell’ordine e i conseguenti meccanismi di protezione.” Dopo aver approfondito una serie importante di situazioni specifiche, il garante entra nel merito delle proposte, di interventi di tipo educativo, strumentale ed economico, facendo propri i segnali di difficoltà giunti dal terzo settore e dalle diverse organizzazioni del settore. Capitolo a parte è costituito dalla discussione sull’applicazione dell’articolo 403 del codice civile, quello che disciplina l’allontanamento coatto dei giovani dalla propria famiglia, anche in virtù di una semplice ed esclusiva valutazione dei servizi sociali. Il confronto fra le associazioni che auspicavano un uso ancora più disinvolto dell’esercizio di questa funzione e quelle invece che non ne trovavano motivo, si è basato ovviamente sulla percezione del fenomeno stesso. Punto di osservazione privilegiato è quello degli avvocati, esperti addetti ai lavori, che hanno indirizzato una lettera al governo per scongiurare abusi. L’avvocato Patrizia Micai, da sempre in prima linea nella lotta contro la mala giustizia nel settore, spiega: “Il sistema che noi firmatari contestiamo abusa troppo spesso proprio dell’art. 403 del Codice civile, eludendo sistematicamente la norma che dispone <<tempestiva comunicazione del provvedimento ai genitori del minore dando conto delle motivazioni>>, trasformando questo intervento nell’esproprio del minore, provocando conseguenze emotive atroci e un doppio trauma: quello del bambino e quello dei genitori, difficilmente gestibile in un momento di tale emergenza sanitaria.” Conseguenza di tutto ciò appare inevitabile la proposta di convocare ai tavoli istituzionali, oltre agli esperti, anche le vittime “ovvero le associazioni che rappresentano le vittime, i loro tecnici avvocati e consulenti al fine di instaurare tavoli partecipati per la rinnovata e ricostruita tutela dei bambini.”

DECRETO OLIMPIADI

Vincenzo Spadafora - 15 aprile alle ore 06:54 • Oggi la Camera dei deputati ha mandato un messaggio di unità e di speranza al Paese. Dopo un appassionato e sinergico lavoro di tutte le forze politiche, sia in Commissione che in Aula, è stata approvata con il voto favorevole di tutti i gruppi parlamentari la Legge di conversione del Decreto sui Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina 2026, sulle Finali ATP di Torino e contro la pubblicizzazione parassitaria. Ringrazio tutti i colleghi parlamentari e il relatore De Menech per l’importante lavoro svolto. Sono particolarmente felice che nel corso del lavoro in Commissione si sia potuto reinserire il Forum per la sostenibilità e l’eredità olimpica, che ho sempre ritenuto un organo innovativo e fondamentale. Lo sport, a cominciare dallo sport di base per tutti e dalla sua capillare rete sul territorio, sarà un motore per la ripartenza economica e sociale del nostro Paese, in particolar modo nelle regioni maggiormente colpite dal Coronavirus, e avrà importanti ricadute occupazionali per le giovani generazioni. Il voto di oggi dimostra che l’Italia di fronte alle emergenze e alle opportunità riesce a fare squadra, e confido che anche al Senato si potranno creare le condizioni per una rapida approvazione definitiva della Legge. Non conosciamo ancora i nomi dei nostri campioni che tra 6 anni gareggeranno alle Olimpiadi ma, di certo, avremo maggiori possibilità di trovare e coltivare talenti se riusciremo a valorizzare lo sport partendo proprio dalla base e permettendo l’accesso ai nostri giovani, soprattutto a quelli in difficoltà economica.

Da «Sport e Salute» linee di ripartenza

Intervista

al

Presidente

della

società

competente

in

materia

di

sport

L'avvocato Vito Cozzoli, nell'intervista pubblicata nella pagina Stadium sul quotidiano Avvenire, ipotizza un riavvio delle gare differenziato in base alla tipologia e alla specificità delle singole discipline Una primavera infernale, per il Paese e per il nostro sport, oggi fermo. Dopo oltre 70 anni di centralità del Coni quale unico punto di riferimento di tutto lo sport nazionale, ora il mondo sportivo italiano si trova a doversi confrontare con un altro soggetto: la Sport e Salute Spa, al cui vertice da fine gennaio c’è l’avvocato e docente universitario Vito Cozzoli. Vista la situazione emergenziale che stiamo vivendo, secondo lei, è d’accordo se anteponessimo idealmente Salute a Sport? Prima la Salute e poi lo Sport vale anche per lei? Lo sport è socialità, incontro, contatto e sempre motivo di vicinanza umana. L’emergenza sanitaria non poteva non colpire lo sport direttamente e senza fare distinzioni. Sono fermi tutti gli atleti. Sia dello sport professionistico sia di quello di base. Ma l’obiettivo di Sport e Salute è tenere insieme i due aspetti, ovvero l’attività sportiva come elemento del benessere, della qualità della vita, di prevenzione, di coinvolgimento dei giovani, degli anziani, di chi vive nella disabilità. Quello sport di tutti e per tutti che significa maggior rispetto delle nostre persone. L’auspicio è che dopo settimane chiusi in casa lo sport possa essere uno dei motori della ripartenza. Per ogni sportivo, nel lavoro o nell’allenamento quotidiano, è fondamentale fissare la meta, il traguardo, un obiettivo. Non averli oggi rende tutto più difficile. Quanto tempo manca alla ripartenza? Difficile rispondere, non dipende da noi. Si potrebbe pensare anche ad una ripartenza differenziata. Il tennis ad esempio come altre discipline dove non si dovrà condividere lo spogliatoio, potrebbe riprendere prima di altre. Lo sport insegna in queste occasioni anche a vivere momenti di difficoltà, e ad essere sempre pronti. Bisogna allora utilizzare questa emergenza per coglierne le opportunità, fare cose nuove, ed uscirne più forti e preparati. Parlando di sportivi praticanti, i più pensano al rinvio degli Europei, delle Olimpiadi, o dei maggiori eventi dello spot di vertice. Non crede, altresì, che a soffrire maggiormente non sia il pubblico di “telespettatori” ma quei milioni di attori protagonisti nelle piccole società sportive di base, cui manca la semplice quotidianità e che hanno visto stravolgersi repentinamente le abitudini. In che modo pensate di supportare i tanti giovani atleti oggi ai box? Il compito di Sport e Salute è essere vicino alle Asd, alle Ssd, agli atleti, ai tecnici, agli operatori sportivi e ai dirigenti. Il Governo ha messo in campo una misura, l’articolo 96 del decreto Cura Italia in cui mi piace sottolineare che per la prima volta è stata riconosciuta la dignità del lavoro sportivo dove è prevista un’indennità per i collaboratori sportivi. La prima di una serie di iniziative concrete ed immediate a sostegno dello sport. Con il Governo stiamo lavorando ad un pacchetto di misure e di rilancio ancora più corposo e continuativo nel tempo. Sì. 600 euro per allenatori, atleti, istruttori, giudici di gara che percepiscono indennità da trasferta, rimborsi o compensi sotto la soglia dei 10 mila euro annui: una popolazione potenziale di 350 mila persone, con però solo 83 mila beneficiari. Dopo Pasqua è possibile attendersi una bella sorpresa? Si. L’impegno di tutti è allargare la platea dei beneficiari. Il Ministro dello Sport Spadafora ha lanciato dei messaggi piuttosto incoraggianti per quanto riguarda la soglia base dei 10mila euro. L’auspicio è che le risorse possano dare risposte anche a coloro che guadagnano di più, quindi nei prossimi giorni il Governo adotterà un decreto legge e si spera che possa contemplare maggiore risorse anche per quest’indennità. Importante è creare le condizioni affinché le società sportive dilettantistiche possano tornare subito ad operare anche attraverso il sostegno dello Stato. Immaginiamo il rilancio dello sport di tutti: per i bambini, per i ragazzi e per gli over 65, per le situazioni di disagio. È questa l’occasione per promuovere lo sport come valore sociale, come fattore di crescita, come modalità per migliorare la nostra salute. Dobbiamo creare le condizioni per far ripartire il Paese, anche attraverso lo sport. Indubbiamente lo sport sociale, l’S Factor come ama chiamarlo il Csi, ha vissuto e vive una situazione paradossale: grande nei numeri, piccolo quanto a politiche pubbliche di sviluppo. Con Sport& Salute cambierà qualcosa? Cambierà tanto. È nella funzione costitutiva di Sport e Salute: politiche pubbliche a beneficio delle discipline che non vanno in prima pagina, della scuola, degli anziani. La società sportiva come avamposto educativo. Questa la nostra missione. Il Csi e gli enti di promozione sportiva sono un asset straordinario di innegabile valore; la poliedricità della proposta aggregativo–sportiva garantisce a tutti la possibilità di fare sport, in tutte le forme possibili, da quelle tradizionali alle più innovative. Il nostro obiettivo è di essere sui territori, collaborare con gli Eps anche per lavorare sinergicamente, costruire insieme un rinnovato e più efficace sistema di utenza sportiva, che sia presente in tutti i Comuni italiani, che permetta ad ogni età una pratica diffusa con la massima qualità ed integrazione culturale e senza che la soglia di accesso economica sia impedimento alla partecipazione. In questa nuova situazione come si svilupperanno i rapporti con le Regioni, che in sostanza sono il terzo soggetto deputato a promuovere lo sport? Sport e Salute è molto articolata nel territorio. In questi giorni non a caso stiamo valorizzando le nostre strutture territoriali per assistere tutti i collaboratori che vanno accedendo alla indennità prevista nel decreto Cura Italia (vedi box a lato). Il nostro compito è quindi tenere rapporti con i territori. Chiederemo loro come si può ripartire e quali sono le criticità su cui occorre prioritariamente intervenire. A lei, come alle altre istituzioni sportive italiane ha scritto il presidente del Csi, Vittorio Bosio, nei giorni scorsi, richiamando a gran voce la funzione sociale dello sport e sottolineando la necessità di sbloccare il 30% delle risorse destinate alle istituzioni sportive e non ancora assegnate. Si muoverà qualcosa? Questo è il primo anno con un nuovo sistema di erogazione dei contributi a Federazioni ed Enti. Finalmente questi organismi hanno una certezza di risorse certe in tempi congrui, anche per pianificare le proprie attività. Resta di assegnare la parte restante del contributo. Con queste risorse Sport e Salute vorrebbe rendere gli Eps attori partecipi e protagonisti dei piani straordinari di sostegno allo sport di base e sociale. Situazioni emergenziali come quella che stiamo vivendo richiedono interventi straordinari e allora dobbiamo tutti adottare nuove strategie per essere pronti a scendere in campo con nuova forza e progettualità. Questo metodo caratterizzerà il rapporto con gli Eps, che saranno coinvolti nel piano che Governo e Sport e Salute si propongono di realizzare nella fase di ripartenza. Ciò per sostenere le società sportive, garantire lavoro agli operatori, sostenere progetti educativi, di salute e benessere, attraverso condivisione di progettualità con il CSI e con gli altri Enti di promozione. Che effetto le suscita in ultimo trovarsi ancora in un inserto del Centro Sportivo Italiano sulle pagine di Stadium? Ho avuto parecchi anni fa l’opportunità di conoscere ed apprezzare i valori che il Csi promuove. Questo anche per la mia storia familiare. Curioso che più di 30 anni fa io abbia scritto per Stadium un articolo dal titolo “Sport e Salute”. Evidentemente era un segno del destino.