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CORONAVIRUS: SI STIMANO I DANNI PER LO SPORT DI BASE

E’ stato effettuato, all’inizio della settimana scorsa, una rilevazione online del CSI sulle società sportive per rilevare l’impatto economico causato dal contagio da Covid-19, che si è conclusa la sera di martedì 31 marzo. La Presidenza Nazionale del CSI sta effettuando in queste ore una rilevazione delle ricadute economiche che l’emergenza Coronavirus avrà sulle proprie società affiliate. I dati così raccolti saranno presentati al Governo italiano allo scopo di fotografare il problema e quantificare eventuali interventi urgenti di sostegno alle società sportive con provvedimenti legislativi ad hoc di natura economica. Tutte le società sportive affiliate, pertanto, sono invitate a compilare un semplice form online, rispondendo in modo realistico a qualche semplice domanda. Il link per accedere al modulo online verrà inviato via email a tutte le società affiliate, oppure è reperibile in un apposito box appena entrati nell’area riservata di Tesseramento Online CSI. I moduli online vanno compilati ENTRO le ore 24 di MARTEDI 31 MARZO 2020. Nella giornata successiva del aprile il Presidente CSI Vittorio Bosio, invierà a Giovanni Malagò, Presidente del CONI, il resoconto delle stime dei danni economici subiti dalle nostre società sportive, il quale li presenterà unitamente a quelli provenienti da tutti gli altri Organismi Sportivi al Ministro dello Sport, On. Vincenzo Spadafora, e al Presidente di Sport e Salute Spa, Prof. Avv. Vito Cozzoli. Un elogio per la pronta risposta al disagio è automatico e meritato, sia dal CONI che dalla Presidenta Nazionale del CSI, ma una critica è ineludibile: i tempi ristretti richiesti dal CONI vanno a privilegiare, come al solito, le strutture più grandi e, complessivamente, più capaci di sostenere i disagi del momento: le strutture piccole, quelle che rischiano davvero di chiudere con questi disagi, rischiano davvero di rimanere fuori dalla procedura perché non in grado di offrire i propri dati nell’arco di una sola giornata.

LETTERA

APERTA

A

GOVERNO

E

ISTITUZIONI:

CHIEDIAMO

SUBITO

UN #decretobambini

Sono circa 450.000 in Italia i minorenni in carico ai servizi sociali di cui 91.000 a causa di maltrattamenti, 1.260.000 vivono in condizioni di povertà assoluta. Impossibile quantificare quanti vivono inoltre in situazioni di disagio sommerse o invisibili. Ci sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze che vivono situazioni di forte vulnerabilità, condizioni di povertà economica, sociale ed educativa. Travolti dalla paura, vittime di violenza in famiglia, che vivono in condizioni di degrado, maltrattamento e abuso grave, impossibilitati a chiedere aiuto. Ragazzi e bambini che vivono questa grave e pervasiva esperienza traumatica senza alcun genitore in grado di spiegare loro cosa stia succedendo, o che vivono senza vie di fuga in situazioni di violenza fisica e psicologica perpetrata contro loro e le loro madri. Ragazzi per i quali stare a casa, senza andare a scuola per tanto tempo, senza contatti sociali e dunque senza essere adeguatamente supportati a livello emotivo, educativo e didattico genera o riattiva le esperienze di rifiuto, abbandono, pericolo, emarginazione, già vissute in altre situazioni. Ragazzi e bambini, tutti, che hanno inalienabili diritti sanciti dall’Onu che sono compressi come quelli di tutti in questa situazione di crisi ma che dipendono anche da come gli adulti intorno a loro agiscono, pensano e attuano le norme, reagiscono alle emergenze. In questa fase è praticamente impossibile attivare le necessarie segnalazioni alle autorità giudiziarie competenti (Procure e Tribunali per i minorenni) e i conseguenti interventi di protezione, secondo le indicazioni previste dalla legge 184/1983 e s.m. quali aiuti alle famiglie di origine, affidamenti familiari, inserimenti in comunità, adozione. Ci sono inoltre molti minorenni, non allontanati dalle famiglie, ma che vivono in situazioni familiari a rischio (di povertà educativa, maltrattamento e incuria) per i quali erano stati attivati interventi di supporto educativo (inserimento in centri semiresidenziali, diurni, educativa territoriale e domiciliare). A causa dell’emergenza sanitaria quasi tutti questi servizi non residenziali sono stati sospesi con gravi ripercussioni sulla loro tutela. Solo in alcuni casi e grazie all’impegno degli operatori e delle organizzazioni coinvolte sono stati mantenuti contatti e sostegni da remoto. Segnaliamo infine la situazione di molti giovani care leaver, ragazzi neomaggiorenni cresciuti in comunità o in affido. Molti di loro oggi vivono soli o sono rientrati nelle famiglie di origine. Alcuni tra loro vivono altrettante situazioni di rischio perché privati dell’aiuto necessario. Chiediamo pertanto misure urgenti per andare incontro alle esigenze di protezione e per assicurare i diritti di tutti i bambini e i ragazzi, mettendo nelle condizioni i servizi sociali, scolastici, educativi, formativi e di altro genere di poter intervenire con strumenti appropriati e con il coinvolgimento ove necessario della magistratura minorile in tutte le situazioni di rischio sopra elencate e in tutte quelle legate ai diritti dei minorenni (tutela, protezione, istruzione, gioco, socialità, partecipazione, informazione adeguata, etc.). Le organizzazioni proponenti chiedono vengano attuate le seguenti misure: •costituire task force locali tra scuola, autorità giudiziarie minorili, servizi sociali, sanitari e terzo settore (comprese le associazioni familiari), accreditati e collegati ai soggetti decisori locali/regionali, per segnalare e per intervenire subito sulle situazioni più fragili e a rischio con interventi di sollievo (dispositivi per collegamento a distanza, tablet o pc, giochi, materiale di cartoleria, spesa alimentare, vestiti, ecc.), nonché monitoraggi quotidiani da parte di personale competente e, in generale, tutte le iniziative applicabili nell’ambito delle misure emergenziali per favorire l’esercizio massimo dei diritti di tutti i bambini e i ragazzi; •realizzare i necessari interventi urgenti di tutela attivati anche in attuazione a provvedimenti dei Giudici minorili, per mettere in protezione le vittime (se necessario anche tramite art. 403 c.c.) assicurando il rispetto delle norme sanitarie per le realtà di accoglienza; •creare gruppi di informazione e sostegno psicologico per insegnanti che devono curare in questa fase ancora di più non solo gli aspetti didattici ma anche quelli relazionali facendo sentire a questi bambini e bambine che continuano a essere pensati, che c’è un adulto di riferimento. Lo stesso dovrebbe essere realizzato anche nei confronti dei piccoli della fascia 0-5 anni con il supporto dei consultori pediatrici e delle altre strutture territoriali come scuole dell’infanzia e ludoteche; •sensibilizzare le forze dell’ordine a dare tempestivo riscontro alle chiamate di aiuto che possono ricevere rispetto a situazioni di violenza familiare; •individuare una figura istituzionale che coordini tale task force, definendone funzione, qualifica e ambito di competenza. Per quanto riguarda il lavoro degli operatori coinvolti nei servizi residenziali si ritiene necessario fornire supporto sanitario e per intervenire nelle situazioni più delicate (affidatari, case-famiglia, comunità educative, comunità genitori-bambini, centri antiviolenza, case rifugio) nei confronti di bambini, ragazzi e donne accolte, per trattare i temi di questo trauma così pervasivo che stiamo vivendo, anche attraverso consulenza psicologica ed educativa e progettazione di attività non solo di intrattenimento. Infine, per le organizzazioni occorre connettere le misure per salvaguardare i soggetti del terzo settore, come la cassa integrazione e altre forme di sostegno economico. Il settore sociale e sociosanitario in questo momento sta garantendo la tenuta territoriale e la mediazione sociale attraverso la continuazione delle attività, il rischio è di far collassare l’intero sistema pubblico e del privato sociale che gestisce i servizi essenziali per la tutela dei bambini, dei ragazzi, delle famiglie nel nostro Paese. Le associazioni promotrici trasmetteranno queste richieste alle istituzioni competenti e avvieranno nei prossimi giorni una petizione online che persone singole e organizzazioni potranno sottoscrivere.

IL MINISTRO INCONTRA GLI ENTI DI PROMOZIONE SPORTIVA

“Martedì 31 marzo, in videoconferenza, si sono incontrati il Ministro per le politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, e i presidenti degli Enti di promozione Sportiva. Nel corso dell’incontro, introdotto dal Ministro, sono emerse proposte connesse all’emergenza e suscettibili anche di elaborazione in sede normativa. Alla riunione hanno partecipato il Presidente e AD di Sport e Salute SPA, Vito Cozzoli, che ha dimostrato una particolare attenzione e sensibilità allo sport di base e sociale, il capo di Gabinetto Giovanni Panebianco, il consigliere giuridico Dario Simeoli, il capo dell’Ufficio Sport Giuseppe Pierro. Al centro dei ragionamenti c’è stata la garanzia del rinnovo dell’indennità di 600 euro ai collaboratori sportivi anche per il mese di aprile, come previsto per marzo. Quindi l’ipotesi di un fondo di garanzie per le ASD, infine una valutazione da parte del Governo sulle istanze legate ad affitti, canoni e utenze, tutte spese che il mondo sportivo sta sopportando pur nel blocco delle attività per l’emergenza coronavirus. Due ore di colloquio fra il Ministro Spadafora e i rappresentanti degli enti di promozione sportiva, tra cui il Presidente del Centro Sportivo Italiano, Vittorio Bosio, che ha nuovamente sottolineato l’indispensabile funzione sociale svolta dalle associazioni sportive di base, di parrocchia e di oratorio, chiedendo che trovino cittadinanza piena in questi provvedimenti, indipendentemente dall’iscrizione al registro CONI. Evidente la volontà di coinvolgere il mondo dello sport di base anche in fase di riscrittura dei decreti attuativi della legge delega sullo sport. Il Ministro ha chiesto suggerimenti e proposte, in particolare circa la semplificazione amministrativa richiesta a gran voce dagli enti e sugli oneri amministrativi e burocratici nell’associazionismo sportivo di base. Spadafora ha assicurato si legge in una nota di agenzia “che il percorso riformatore non subirà rallentamenti verso il riordino del sistema sportivo italiano” ed anticipato un ampliamento da 400 a 500 milioni perm il fondo Sport e Periferie, aperto anche agli Enti di Promozione Sportiva. Un segnale incoraggiante per il Csi e per la promozione sportiva che, in queste giornate, su territorio si sta facendo carico dell’emergenza. Il Decreto è uscito ma purtroppo è la società SporteSalute che sta gestendo le cose in maniera piuttosto contraddittoria. Per un verso infatti il decreto CuraItalia prevede che i 600 euro possano essere erogati anche ai collaboratori sportivi degli Eps e quindi, si suppone, anche ai livelli territoriali dei suddetti enti, quantomeno quelli il cui statuto è stato approvato dal CONI . Dall’altra però nella domanda telematica predisposta da Sportesalute, l’unico livello degli enti che il collaboratore può selezionare è la Presidenza Nazionale. Ovviamente sul piano giuridico e fiscale, è sbagliato indicare che il rapporto di collaborazione sussiste con la Presidenza Nazionale perché quest’ultima è un soggetto fiscalmente distinto da un comitato territoriale o regionale. Inoltre, con riferimento a tali collaboratori sportivi operanti sul territorio, non sarà la Presidenza Nazionale a produrre i bonifici relativi ai pagamenti dei compensi, ma appunto i comitati di appartenenza. Si rischiano insomma molte complicazioni anche per i collaboratori che poi sono quelli che assumono le responsabilità in ordine ai dati autocertificati. Il problema è condiviso con tutti gli Eps. Quindi probabilmente sarà trovata una soluzione globale dal momento che un bug, probabile, della SporteSalute. L

LE PROPOSTE DEL GARANTE PER L’INFANZIA E L’ADOLESCENZA

Filomena Albano, Garante per l’infanzia e l’adolescenza, nel corso della relazione annuale al Parlamento, indica alcune delle priorità per rendere funzionante il sistema di tutela e conseguire concretamente la prevenzione della violenza contro i minori, il sostegno degli orfani a causa di crimini domestici, le azioni di contrasto contro il bullismo e il cyber bullismo, i diritti all’inclusione, interventi più efficaci a favore dei disabili, asili nido, mense, mediazione personale minorile, emergenza droga, minori stranieri non accompagnati, oltre naturalmente al grande tema dei minori fuori della famiglia (affido, comunità ecc…) Alcune delle proposte del Garante: -creare un sistema di rilevazione e monitoraggio, in grado di rilevare fedelmente il fenomeno; -rafforzare tutti gli elementi già esistenti di contrasto al fenomeno; -affrontare il tema degli orfani per crimini domestici con una normativa affidabile; -l’adozione del regolamento per l’utilizzo del fondo previsto dalla legge che ha introdotto misure a sostegno degli orfani (iter iniziato nel 2019 ma ancora largamente incompleto); -continuare il percorso di contrasto al bullismo e cyberbullismo iniziata con la pubblicazione delle linee guida nella collaborazione con il MIUR, proseguito con la pubblicazione del Garante dell’opuscolo “Cyberbullismo. Cos’è e come difendersi” e da portare ancora avanti; -messa in campo di strumenti più efficaci per la prevenzione e l’accompagnamento dei minori che hanno commesso reati; -introduzione della possibilità di ricorrere alla mediazione penale dei procedimenti minorili; -assicurare una presenza uniforme sul territorio nazionale dei servizi necessari.