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ESPORTS COME ASSET EDUCATIVO: IL CSI SCEGLIE L'OIES

Il Centro Sportivo Italiano, l'Ente di Promozione Sportiva che vanta oltre 1 milione e trecentomila tesserati, entra a far parte dell'Osservatorio Italiano Esports per aumentare il proprio know-how in materia di videogiochi competitivi. Con l'adesione alla prima piattaforma B2B di networking e formazione per gli operatori del settore esportivo, il CSI compie un passaggio decisivo: sceglie di inserire in modo sistematico gli esports tra le alternative messe a disposizione dai propri tecnici per formare i giovani tesserati. In questo modo, gli esports non si limitano ad attirare interesse per la volontà di agonismo o la capacità di intrattenere, ma per la prima volta assurgono a vero e proprio strumento educativo. «Il CSI, da sempre attento alla crescita e ai bisogni delle giovani generazioni, ha cercato di cogliere i molti aspetti positivi degli esports, considerandoli uno strumento di socializzazione che ha il potere di abbattere le barriere di differenze di età, genere, disabilità e possono sviluppare numerose abilità - dichiara Vittorio Bosio, presidente del CSI. - Il CSI è sempre stato ricettivo sulle nuove sfide, anche quelle tecnologiche, e grazie ad OIES, che nel settore offre competenza e disponibilità, crediamo di poter iniziare insieme un percorso con l'obiettivo di portare e diffondere i nostri valori che da 76 anni ci accompagnano negli sport più “tradizionali”». Grazie a questa importante collaborazione, l'Osservatorio Italiano Esports continua nella sua opera di riunione e creazione di connessioni tra gli stakeholder più importanti del settore, per accelerarne il progresso e la conoscenza agli investitori non endemici. «Anche se ormai abbiamo raggiunto la quota di 70 membri associati, ogni volta riusciamo a gioire di un nuovo traguardo: questa volta celebriamo l'ingresso del più importante Ente di Promozione Sportiva in Italia - commentano Luigi Caputo ed Enrico Gelfi, fondatori dell'OIES - Siamo convinti che l'alleanza tra sport tradizionale e virtuale sarà determinante per la crescita dell'intero sistema esportivo». L'Osservatorio Italiano Esports, che ha inaugurato le proprie attività ad inizio aprile, prosegue a pieno ritmo nell'adesione di nuovi clienti. Dopo il fisiologico rallentamento dovuto al periodo estivo, nei prossimi giorni saranno annunciati altri prestigiosi ingressi. L'Osservatorio Italiano Esports è uno progetto spin-off di Sport Digital House, digital agency focalizzata sul settore sportivo che sviluppa strategie innovative di funnel marketing (*) per le aziende utilizzando il proprio network di campioni dello sport e rappresentanti del mondo Esports. (*) sitema per l’acquisizione digitale di clientela (Business Online) -

COS’E’ IL REGISTRO CONI ?

Il Registro è lo strumento che il Consiglio Nazionale del CONI ha istituito per confermare definitivamente "il riconoscimento ai fini sportivi" alle associazioni/società sportive dilettantistiche, già affiliate alle Federazioni Sportive Nazionali, alle Discipline Sportive Associate ed agli Enti di Promozione Sportiva. Le associazioni/società iscritte al Registro saranno inserite nell'elenco che il CONI, ogni anno, deve trasmettere ai sensi della normativa vigente, al Ministero delle Finanze - Agenzia delle Entrate e che consente l’applicazione delle condizioni agevolate riconosciute al settore. Come previsto, dall’8 gennaio scorso è entrato in funzione il nuovo Registro ASD 2.0 del CONI e, come capita con le trasmigrazione dei dati informatici, iniziano a verificarsi alcuni piccoli problemi, in parte legati a qualche limite strutturale della piattaforma o a mancanza di aggiornamento dei documenti da parte delle Società. Preme sottolineare questi due punti: 1) la piattaforma NON E’ DEL CSI ma è un software ideato, prodotto e gestito dal CONI, sul quale il CSI non ha alcun potere operativo; pertanto richieste di correzione, modifica, chiarimenti, spiegazioni ecc. su quanto riportato nel Registro non possono essere evase dal CSI; 2) il CONI, all’atto della trasmigrazione dei dati sui nuovi server, non ha fino ad oggi trasportato i files degli statuti /atti costitutivi già in suo possesso. E’ perciò normale che alla società che accede per la prima volta appaia indicato questo errore. Contiamo che la situazione possa regolarizzarsi a breve. Diverso è il caso in cui compaiano questi errori: a. il Presidente/Legale Rappresentante NON E’ quello indicato presso l’Agenzia delle Entrate ; questo succede se il Presidente della ASD è cambiato e ciò non è stato comunicato all’AdE allegando copia del verbale di nomina/elezione. La Società deve provvedere a darne comunicazione prima possibile all’Agenzia delle Entrate utilizzando l’apposito modulo che si trova anche sul sito dell’A.d E. b. La e-mail della società NON è corretta oppure non è “univoca” (cioè usata solo da quella società); in questo caso è necessario mettersi in contatto con il CONI (può farlo solo il Presidente della Società) per provvedere alla variazione. c. Lo Statuto NON risulta registrato: in questo caso “estremo”, va immediatamente fatta la registrazione e comunicato questo dato al Comitato CSI perché inserisca gli estremi nel TACSI ed acquisisca copia del documento. Solo in questo caso il CSI può fare qualcosa per le società sportive; in tutti i casi precedenti il problema non dipende da noi e quindi non possiamo risolverlo. Le procedure per ottenere le nuove credenziali da parte di una ASD e validare l’iscrizione, sono piuttosto semplici; alleghiamo alla presente il seguente link : http://www.coni.it/images/registro/cose_registro/Manuale_ASD_per_RSSD.PDF per scaricare il manuale in PDF elaborato dal CONI, con le chiare istruzioni che la società sportiva deve seguire.

IO GIOCO SICURO:

UNA

NUOVA

STAGIONE

DI

OPPORTUNITÀ

E

SERVIZI

PER

LE

SOCIETÀ SPORTIVE

Affiliarsi al Centro Sportivo Italiano significa entrare a far parte di una grande Associazione e garantisce numerosi vantaggi dedicati ai tesserati. In vista della nuova stagione sportiva la presidenza nazionale ha predisposto un flyer dedicato ai servizi inclusi nell’affiliazione e le coperture assicurative garantite dalle migliori compagnie assicurative. Uno strumento promozionale dedicato ai comitati territoriali e alle società sportive. C’è grande voglia di ripartire con l’attività sportiva nel rispetto delle normative e dei protocolli vigenti. Sicurezza e trasparenza sono le parole chiave su cui il CSI vuole programmare la nuova stagione sportiva ed ha perciò pensato e proposto diversi servizi dedicati alle società affiliate. L’affiliazione al Centro Sportivo Italiano consente infatti di usufruire di una serie di servizi di grande utilità per le società sportive, tra cui la tutela legale (gratuita) per i presidenti e il consiglio direttivo delle asd, la nuova piattaforma MyCSI che consentirà di accedere in modo semplice ed immediato alla tessera digitale e i vantaggi esclusivi riservati ai tesserati, oltre alle polizze sugli infortuni con coperture garantite dalle migliori compagnie assicurative.

PARLIAMO

DEI

VALORI

DELLO

SPORT:

LA

GRATUITA’

CI

RENDE

LIBERI

Gratuità non significa assenza di retribuzione. Gratuità è ben altro: «è il motore che ci spinge a fare, e a far bene una cosa, che in teoria potremmo anche non fare». Gratuità, ha spiegato il professor Vittorio Pelligra nel dibattito che Vita ha organizzato con il CSV di Padova, è «un'eccedenza, un'eccedenza che vi rende liberi». Ogni lavoro può essere o può diventare generatore di senso. Anche il lavoro più umile. Ma c'è una dimensione del fare che, oggi più che mai, può rivelarsi portatrice di senso: è l'esperienza del volontariato. Un volontariato - ha spiegato Niccolò Gennaro, direttore del Centro Servizi Volontariato di Padova, nel terzo degli approfondimenti mensili che Vita organizza proprio con il CSV nell'ambito di Padova Capitale Europea del Volontariato - che non va certo inteso come una forma residuale. Anzi. Il volontariato è qualcosa che si pone prima, dentro, non dopo i processi: organizzativi e di lavoro. In questo senso, ha aggiunto Vittorio Pelligra. professore di Economia dell'Informazione all'Università di Cagliari, da un lato devono «preoccuparci i dati internazionali che rivelano che circa il 20% dei lavoratori ritiene che il loro lavoro abbia poco senso o sia addirittura dannoso socialmente». Dall'altro, però, proprio questi dati rivelano come «il senso sia un motore di innovazione, di coesione e persino di efficienza organizzativa». A patto, ha spiegato Pelligra, di capire che quando parliamo di volontariato e di gratuità parliamo di qualcosa di veramente profondo, non di una mera assenza di retribuzione. «Gratuità è qualcosa che faccio e senso a ciò che faccio. Qualcosa che potrei, a rigor di logica, anche non fare: è un'eccedenza che genera fiducia, che costruisce legami e irrora di senso l'ambiente in cui viviamo». Ecco perché il volontariato può porsi come motore d'impresa e la gratuità che ne è il fondamento può aprire a nuovi modelli organizzativi che non considerino più il lavoro come un mero costo e si incardino sulla fiducia, anziché sul controllo del lavoratore. Una lezione grande che, ha ribadito il nostro Riccardo Bonacina, ci riporta a quanto scriveva Charles Péguy ai primi del Novecento: la cura per la cosa ben fatta è cura degli altri e di sé. “Gli operai, un tempo, lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario. Non doveva essere ben fatta per il padrone, per gli intenditori, per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura. Una tradizione venuta, risalita dal profondo delle generazioni, una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio delle cattedrali” - Charles Péguy, L'argent (1924) Oggi più che mai la sfida si presenta quindi sui modelli, ha concluso Edoardo Caprino. Modelli di organizzazione, di lavoro, ma anche di comunicazione. In un periodo particolarmente critico, dove le parole del Terzo Settore sono appetibili per chi voglia praticare "green washing (^)", il nostro modo deve essere non solo fiero di quelle parole, ma ribadire che quelle parole sono pietre. Pietre su cui edificare e da cui ripartire per generare quel senso che, nel lavoro, nell'impresa, nella comunità, nel servizio, ci rende liberi. (^) Greenwashing è un neologismo indicante la strategia di comunicazione di certe imprese, organizzazioni o istituzioni politiche finalizzata a costruire un'immagine di ingannevolmente positiva sotto il profilo dell'impatto ambientale, allo scopo di distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dagli effetti negativi per l'ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti. Il termine è una sincrasi delle parole inglesi green (verde, colore simbolo dell'ecologismo) e washing (lavare) che richiama il verbo to whitewash (in senso proprio "imbiancare, dare la calce", e quindi per estensione "coprire, nascondere"): potrebbe pertanto essere reso in italiano con l'espressione "darsi una patina di credibilità ambientale" La sua introduzione viene fatta risalire all'ambientalista statunitense Jay Westerveld, che per primo lo impiegò nel 1986 per stigmatizzare la pratica delle catene alberghiere che facevano leva sull'impatto ambientale del lavaggio della biancheria per invitare gli utenti a ridurre il consumo di asciugamani, quando in realtà tale invito muoveva prevalentemente da motivazioni di tipo economico. Già negli anni sessanta, tuttavia, con il primo timido affacciarsi del tema ecologico nel dibattito pubblico, alcune imprese furono indotte a darsi artatamente un'immagine più "verde", secondo una pratica che l'esperto pubblicitario Jerry Mander definì "ecopornografia" Ma è stato soprattutto a partire dagli anni novanta che si è intensificato il ricorso alla pratica del greenwashing da parte delle imprese, alimentato dalla crescita dell'attenzione dei consumatori ai temi della tutela dell'ambiente e anche dell'incidenza dell'impatto ambientale sulle decisioni di acquisto o consumo. Una tendenza simile ha riguardato anche le organizzazioni politiche, alle prese con un'accresciuta sensibilità dei cittadini alle scelte di sviluppo sostenibile.

RIFORMA DELLO SPORT. È TEMPO DI FARE ORDINE E CHIAREZZA

La sensazione non è delle più gradevoli. Immaginate di essere in un’isoletta in mezzo a un fiume che fino a poco prima scorreva lento e placido. Poi, la situazione si complica e l’acqua sale diventando quasi impetuosa, riducendo lo spazio dell’isoletta. Tanta angoscia perché non sai ciò che ti aspetta, ma presagendo che stia per arrivare il peggio. Mi spiace dover rimarcare ancora che lo sport minore (o forse tutto lo sport) rischia di vivere l’esperienza dell’isoletta nel fiume. Ma perché succede questo? Per alcune ragioni evidenti e decifrabili, e per altre che sinceramente mi sfuggono e che non tenterò ora di analizzare. Ciò che appare è fin troppo palese. Ad esempio, la riforma dello sport, che ha spunti davvero interessanti e che si propone di riordinare un mondo sicuramente bisognoso, rischia di essere un progetto proposto senza il coinvolgimento di chi è del mestiere, di chi vive questa esperienza da anni e ne conosce pregi e difetti, carenze e rimedi. Il mondo dello sport minore, per esempio, che non richiama commenti urlati sulle tv, articoli esasperati ed esasperanti sui giornali, interventi a volte inutilmente provocatori e incompetenti sui social, poiché non crea tanto interesse, rischia di essere snaturato da norme che partono con buoni propositi e possono mettere in difficoltà una realtà fondamentale nella società italiana. Questo è forse l’aspetto decisivo: non c’è stato un lavoro di condivisione e di coinvolgimento effettivo; questa è una scelta poco lungimirante, fatta magari per lavorare meglio e più spediti; ma non ci sono state nemmeno le spiegazioni. Non siamo zavorra inutile e ignorante; siamo un patrimonio di forze buone e positive di cui la società ha bisogno. Se il CSI è stato capace di servire la nostra comunità per 76 anni vuol dire che siamo radicati, che abbiamo fatto una proposta capace di conquistare uno spazio sociale, economico e culturale. Per chi ha la memoria corta o è disattento, ricordo che il CSI ha proposto e concretizzato sport in oratorio, nei quartieri periferici, nelle piazze, nelle scuole, a favore dei diversamente abili, ecc. Presente dove altri non avrebbero nemmeno saputo entrare. Abbiamo portato beneficio allo sport in generale anche come terreno di coltura dei campioni del futuro. Ci sarebbe una lista molto lunga di gente che ha fatto la storia dello sport mondiale partendo dal CSI, ma non è qui il caso di fare nomi. Torno anche sul tema fondamentale, eppure ignorato, dei corretti stili di vita e sulla necessità inderogabile di permettere ai giovani di fare attività sportiva; così come agli adulti e agli anziani. Il CSI è diventato un punto di riferimento in questo, grazie a fior di dirigenti che possono dare il loro contributo. Al centro, per noi, c’è la persona: le donne e gli uomini. Con lo sport, come da noi inteso, abbiamo risolto problemi socio/economici che nessun altro sapeva affrontare. Personalmente sono convinto che le regole vadano rispettate, ma questo dovrebbe rappresentare un elemento di riflessione per chi queste regole le scrive, passando attraverso una seria assunzione di responsabilità. Se non c’è condivisione, se ognuno procede sulla propria strada con la convinzione di essere il solo a sapere cosa sia o meno giusto, sarà impossibile dare il proprio contributo: c’è il rischio che le regole, una volta approvate, mostrino gravi lacune e, anziché mettere ordine e chiarezza nella gestione di questo immenso bene comune quale è l’attività sportiva, generino confusione tale da rendere davvero difficile promuovere sport. Occorre impedire che si avvii un processo irreversibile di distruzione. Vogliamo arrivare a questo o pensiamo di utilizzare il tempo che ci rimane per parlarci davvero? Fonte: Vittorio Bosio Presidente CSI Nazionale