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LA CORTE COSTITUZIONALE SULLA CO-PROGETTAZIONE

Terzo settore: Sciolti i dubbi interpretativi sull’art.55 del Codice del Terzo Settore Alceste Santuari | 30 giugno 2020 L’art. 55 del Codice del Terzo Settore stabilisce che la co-progettazione, ancorata sia all’art. 118 Cost., sia alla legge n. 241/1990, “è finalizzata alla definizione ed eventualmente alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti[…]”. Gli enti locali hanno dunque la possibilità di condividere, stabilire insieme, individuare i percorsi più adeguati in forma congiunta con gli ETS interessati per definire progettualità che permettano di realizzare la finalità di cui all’art. 55 CTS.La co-progettazione, pertanto, postula una procedura ad evidenza pubblica che tuttavia non può essere confusa con l’applicazione degli articoli del codice degli appalti. Le finalità sono diverse e nel caso della co- progettazione la selezione è riservata alle sole organizzazioni non profit. O é quindi coprogettazione o è codice dei contratti pubblici. E tale collocazione non risulta contraria al diritto europeo, anzi. Benché l’architettura istituzionale comunitaria, così come disegnata dai Trattati, sia tutta definita da un’impostazione che tende a favorire la realizzazione di un mercato comune in senso pro-concorrenziale, le legislazioni dei singoli Stati membri sono tutte permeate dal riconoscimento della fondamentale funzione programmatoria degli enti pubblici, capace di stimolare e valorizzare l’apporto, spesso innovativo, delle imprese non profit. È nel contesto normativo sopra brevemente richiamato che si deve collocare la sentenza della Corte costituzionale n. 131 del 26 giugno 2020, con la quale il giudice delle leggi ha inteso evidenziare non soltanto la legittimità della coprogettazione (istituto giuridico di cui all’art. 55 CTS) ma, soprattutto, dichiarare la “fine delle ostilità” nei confronti di modalità e procedure adottate diverse da quelle che caratterizzano invece il confronto della concorrenza e del mercato. La sentenza definisce l’art. 55 quale “vera e propria procedimentalizzazione” dell’azione sussidiaria, che rafforza e struttura maggiormente quanto già previsto nella legislazione precedente. In questa prospettiva, l’art. 55 CTS risulta pertanto funzionale, integrante e necessario allo scopo di realizzare, di concerto con l’apparato pubblico, finalità di interesse generale. La partecipazione degli ETS non può dunque essere considerata un eventualità residuale rispetto ad altri strumenti giuridici, ma assume una rilevanza fondamentale nei processi di condivisione e programmazione degli interventi e delle azioni a favore della comunità. In quest’ottica, occorre ribadire che l’art. 55 CTS individua le modalità e gli strumenti necessari a conseguire gli obiettivi individuati dall’art. 1, comma 1 del medesimo Codice, identificati nel perseguimento del bene comune, nel promuovere i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale. Le finalità indicate dal CTS permettono quindi di comprendere perché il giudice costituzionale contempli la co-progettazione quale istituto giuridico che permette di individuare un “canale” di cooperazione tra ETS e pubblica amministrazione “alternativo a quello del profitto e del mercato” e capace di superare il tradizionale rapporto sinallagmatico. La sentenza in argomento conferma la piena legittimità di rapporti che non si fondano unicamente sulla relazione di scambio tra prestazioni erogate dagli ETS e corrispettivi previsti e versati dalla P.A. - L’art. 55, sia per i richiami espressi alla disciplina sul procedimento amministrativo, sia in ragione degli obiettivi che i diversi istituti giuridici ivi contemplati intendono realizzare non rappresenta una “variazione sul tema” degli affidamenti / appalti. (direttiva 2014/24/UE) In quest’ottica, non sfugge il diverso approccio che ha caratterizzato invece la pronuncia dei giudici costituzionali rispetto al recente parere del Consiglio di Stato. Mentre le sentenze della Corte costituzionale muovono dal riconoscimento degli enti del terzo settore quali protagonisti di un sistema pluralistico di interventi e di azioni, vincolati al perseguimento di finalità di interesse generale, i giudici di Palazzo Spada sembrano essersi fermati all’identificazione del perimetro entro cui gli enti del terzo settore devono operare. Detto perimetro è caratterizzato dalla necessità di rispettare i canoni imposti dal rispetto del principio di concorrenza (di derivazione eurounitaria). Si ritiene opportuno rilevare, al riguardo, che la riforma del terzo settore è tutta pervasa, fin dai primi articoli della legge delega, da una profonda consapevolezza del quadro normativo e interpretativo di matrice comunitaria, il quale peraltro stabilisce alcune “corsie preferenziali” proprio a favore degli enti non profit. Le procedure e gli istituti giuridici contemplati dalla riforma non intendono infatti negare ovvero derogare ai canoni pro-concorrenziali. Essi, al contrario, rispettando i principi che debbono informare l’azione della P.A. (art. 97 Cost.) riconoscono che i servizi e le attività oggetto dell’azione degli enti del terzo settore (le attività di interesse generale) richiedono strumenti, modalità, approcci e, finanche, regole che consentano di valorizzare l’apporto qualitativo, progettuale e identitario delle organizzazioni non profit. La Corte costituzionale a questo riguardo ricorda che l’autonoma configurazione degli enti del terzo settore può invero contribuire a rispettare una diversità giuridica collocata in un contesto pluralista. Le organizzazioni non profit e con esse le responsabilità istituzionali degli enti pubblici potranno progredire se l’ordinamento giuridico saprà riconoscere e “selezionare” gli strumenti ritenuti più adeguati per realizzare le finalità di interesse generale sottese alla loro azione congiunta. In definitiva, con l’intervento del giudice costituzionale, che ha, seppure in modo diverso, salvaguardato le autonomie regionali, si chiude un periodo di incertezza e di ambiguità intorno al valore giuridico degli istituti di cooperazione tra enti pubblici ed ETS: questi ultimi risultano valorizzati e rafforzati nella loro dimensione pubblicistica. Gli enti locali, le aziende del servizio sanitario, le società partecipate e tutti gli altri enti di diritto pubblico possono (ora) senza più alibi, definire i percorsi anche in forma di autoregolamentazione più adeguati per realizzare le finalità di cui all’art. 1 del Codice del Terzo settore.

RIFORMA DEL TERZO SETTORE

Da diversi anni, nel non profit italiano si discute della Riforma del Terzo Settore. Alcuni aspetti sono già operativi, per altri ci sono ancora dei punti interrogativi. Ciò che è certo è che la nuova normativa porta con diversi cambiamenti che riguardano tutti: donatori, lavoratori, volontari, consiglieri, organizzazioni, pubblica amministrazione, beneficiari... E' per questo che fin dall'inizio abbiamo ritenuto importante dedicare grande attenzione alla nuova normativa e, se nell'agosto 2017 abbiamo lanciato la prima versione della Guida alla Riforma, oggi siamo felici di presentarti la Guida alla Riforma del Terzo Settore 3.0. Che cosa c’è di nuovo? La nuova Guida, realizzata in collaborazione con Fondazione Cariplo, mette al centro le esigenze, i dubbi e i bisogni dell'utente. A seconda di ciò che serve infatti si possono costruire percorsi personalizzati. Sei un donatore? Scopri le agevolazioni fiscali Sei un volontario? Non perderti le novità su rimborsi, assicurazioni, attività Collabori con un ente non profit? Puoi scoprire cosa cambia sul lavoro e quali nuove opportunità ci possono essere L’esperienza di navigazione della nuova sezione pone l’accento sulle questioni pratiche. Al suo interno trovi oltre 250 contenuti (e il numero continuerà a crescere) che coprono aspetti tecnici spiegati in modo semplice, ma non solo: riflessioni, approfondimenti e definizioni per non farsi cogliere impreparati. La Guida alla Riforma 3.0 è fruibile gratuitamente per permettere a tutti di informarsi, approfondire e confrontarsi. Ecco il link per seguire tutte le fasi della Guida alla Riforma del Terzo Settore 3.0 h t t p s : / / i t a l i a n o n p r o f i t . i t / r i f o r m a / ? u t m _ s o u r c e = i n p - r i f o r m a - nointeresse&utm_medium=email&utm_campaign=lancio-riforma

RIFORMA

DELLO

SPORT:

I

CONTI

NON

TORNANO,

CONTA

LA

STORIA

Viviamo un tempo di scelte complicate e dobbiamo prenderne atto. In passato ci siamo sempre basati sulle esperienze pregresse, sul nostro vissuto, quali basi di partenza; in questo momento siamo invece chiamati, tutti, ad inventarci un nuovo modo di essere Csi, rinnovandoci profondamente pur senza rinnegarci. Facendo i conti con la nostra struttura, con i nostri associati, con le società sportive affiliate, con le risorse umane ed economiche a disposizione. Abituati a progettare il futuro mettendo a frutto competenze, disponibilità di persone e risorse economiche basandoci su ragionevoli certezze, oggi purtroppo non è più così. Siamo perciò chiamati ad una compattezza associativa alla quale non eravamo più abituati. Rileviamo oggi che le scelte governative in materia di sport non sono quelle giuste. D’improvviso ci è chiesto di accettare in un anno già funestato dalla più grande crisi socio–economica mai avuta nella storia del Csi tagli consistenti ai finanziamenti che lo Stato destina allo sport di base, senza una logica giustificazione. Responsabilmente, per il ruolo che ricopro, non posso dimenticare che il Csi un lavoro dignitoso e stabile a centinaia di persone. Certo non siamo soli; in questa situazione drammatica anche per quanto potrebbe accadere nei prossimi mesi con il venir meno dei sostegni sociali allo sport di base, sappiamo di dovere rispetto alle sofferenze di tutti. Ma va rilevato l’enorme fardello che il Governo carica sulle spalle di Enti come il nostro, dove “lavorare” per lo sport vuol dire sobrietà, rigore ed equilibrio tra lavoro e volontariato. Il rischio di non avere più le risorse per far ripartire le attività giovanili e dilettantistiche è alto, e con esse tutti quei momenti di relazione interpersonale e di formazione umana, proprio nel momento in cui ve n’è più bisogno. Nel secondo dopoguerra, l’Italia ricostruì l’unità nazionale e la sua ripartenza anche grazie alla nascita e allo sviluppo di organizzazioni associative come gli Enti di Promozione Sportiva in grado di soddisfare senza grandi costi per lo Stato, il crescente bisogno di socialità, di impegno culturale ed educativo. È una lezione presto dimenticata. Il trionfo dell’individualismo, di una spersonalizzazione dell’aggregazione sociale, di uno sport finalizzato solo all’alta “performance”, all’eccellenza e alla selezione dei migliori (teorizzati però da una classe politica sempre più incapace di comprendere il valore sociale, economico e culturale dell’associazionismo sportivo di base), toglie ora risorse ad un ambizioso piano di investimenti, atti a sostenere la ripartenza dei comitati territoriali e delle attività sportivedi base, lasciando negli Enti come il nostro, sconcerto e forte preoccupazione per il destino dei nostri campionati giovanili e amatoriali. Credevo fosse semplice capire che certe scelte irragionevoli avrebbero demolito l’attività sportiva di base, cioè l’ossatura più consistente del sistema sportivo italiano. Mi chiedo, allora, cosa potrebbe succedere tra poche settimane con il varo della riforma dello sport che, a colpi di decreto, non godrà di importanti passaggi parlamentari. È francamente buffo quanto inutile fare analisi, convegni, produrre documenti o “dirette social” per esaltare il valore dello sport nei contesti sanitari, economici e culturali, per poi, al primo soffio di vento, dimenticarsi tutto e compiere scelte che minano le vere fondamenta della promozione sportiva. Il Csi non fa, e perciò non chiede assistenzialismo, ma solo il giusto riconoscimento per il lavoro che sta svolgendo per i cittadini. Ci faccia capire il Governo se nella sua visione del futuro del Paese c’è posto per lo sport di tutti o esiste solo lo sport di pochi. Fonte: Vittorio Bosio Presidente CSI Nazionale CSI E CNS INSIEME PER LA RIPARTENZA, ALL'INSEGNA DELLA SICUREZZA La convenzione con il Consorzio Nazionale Servizi per la sanificazione degli ambienti dei centri sportivi, palestre e oratori rientra nel progetto "Safe Sport". Il Centro Sportivo Italiano e il Consorzio Nazionale Servizi (CNS) hanno firmato un accordo per la sanificazione degli ambienti dei centri sportivi, palestre e oratori affiliati al CSI. Per la gestione delle attività il CNS si avvarrà della Piattaforma gestionale OFM (Open Facility Management) progettata dal Consorzio per offrire soluzione tecnologicamente all'avanguardia; attraverso OFM tutte le informazioni relative al servizio saranno tracciate, con alert automatici, analisi e tracking dei dati e una reportistica visualizzabile in tempo reale. Tramite le APP progettate dal CNS, le società affiliate al CSI saranno in grado di interagire con il sistema centrale e di verificare tutte le informazioni relative all'intero processo di erogazione dei servizi. Nei prossimi giorni verrà attivato anche un numero verde dedicato alle società affiliate al CSI. "La sanificazione degli ambienti risulta fondamentale in questo periodo, per questo - spiega Luigi Zucchelli, Direttore Area tecnica integrata e sviluppo CNS - abbiamo lanciato il progetto RiGenera che potenzia ulteriormente l'offerta del CNS nella sanificazione e l'igienizzazione degli ambienti. Siamo presenti, con le nostre 160 imprese, su tutto il territorio nazionale". La convenzione con CNS rientra nel progetto Safe Sport , che il CSI ha varato per ripartire in sicurezza con le attività sportive, grazie ad un protocollo elaborato con il supporto della Sezione igiene, Dipartimento Scienze della Vita e Sanità Pubblica della Facoltà̀ di Medicina dell'Università̀ cattolica del Sacro Cuore. "Safe sport ora è anche una piattaforma di servizi e convenzioni - spiega Vittorio Bosio, Presidente nazionale del CSI - e quella con CNS rappresenta un'opportunità, in tutta Italia, per assicurarsi servizi di sanificazione e pulizia a tutela di tutti gli atleti e le atlete e degli educatori sportivi".

AL VIA FASE NAZIONALE HOMELIMPIADI

Artistica e Ritmica CSI: da casa 400 in finale, l’Italia della ginnastica Csi è pronta a vivere un weekend eccezionale, atleti collegati dalla passione per la ginnastica, da nove regioni italiane. Dal pomeriggio di venerdì 10 luglio in gara, da casa, 299 finalisti qualificati con le prime categorie della ginnastica artistica (10-12 luglio), categorie: 278 nel programma femminile e 21 nel maschile, in rappresentanza di 6 regioni: Marche, Campania, Emilia Romagna, Piemonte, Lazio e Trentino-Alto Adige/Südtirol. Le ammissioni alla fase nazionale sono state stabilite secondo criteri di qualificazione per ogni categoria e livello. Sabato 11 luglio fase finale ginnastica ritmica, in gare 100 ginnaste finaliste in rappresentanza di 7 regioni: Emilia Romagna, Trentino Alto Adige/Südtirol, Sardegna, Piemonte, Liguria, Toscana, Lazio. I primi esercizi in video nella mattinata, in pedana con Lupette medium e Tigrotte Large a fare da apripista. Domenica 12 luglio mattina, gli ultimi esercizi per entrambe le discipline e premiazioni a fine gara per ogni livello di categoria. Non vi saranno gli attrezzi canonici della ginnastica, la gara nazionale è a corpo libero “a distanza” su una piattaforma online con programmi di attività adattati agli spazi casalinghi e la giuria collegata via web per assegnare punteggi e stilare le classifiche. Dopo una serie di iniziative territoriali che hanno coinvolto complessivamente 1.472 atleti di 10 regioni, durante il lockdown il Csi ha sperimentato nuove attività per “risvegliare” la voglia di sport e mantenere viva negli atleti, istruttori e società sportive, la voglia di stare insieme e di allenarsi in un contesto di divertimento e di festa.

FIGURA DEL VOLONTARIO

E INCOMPATIBILITÀ DI QUALUNQUE FORMA DI RETRIBUZIONE.

Come noto, l’art. 17 del Codice del Terzo settore ai commi 3 e 5 stabilisce il principio di gratuità dell’attività del volontario, con eccezione del rimborso delle spese sostenute e documentate entro limiti massimi predefiniti, il divieto dei rimborsi forfetari e l’incompatibilità tra la posizione del volontario e ogni forma di prestazione lavorativa retribuita dall’ente di cui il volontario è socio, associato o tramite cui presta attività volontaria. Muovendo dalla formulazione dell’articolo 17, comma 1, ai sensi del quale gli ETS possono avvalersi di volontari nello svolgimento delle proprie attività, si deve ritenere che rientri nel concetto di attività di volontariato non solo quella direttamente rivolta allo svolgimento di una o più attività di interesse generale, costituenti l’oggetto sociale dell’ ente, ma altresì l’attività relativa all’esercizio della titolarità di una carica sociale, in quanto strumentale all’implementazione dell’oggetto sociale dell’ente. In tale prospettiva, l’esercizio di una carica sociale si può atteggiare in termini di attività di volontariato ove risponda ai requisiti declinati nell’articolo 17, comma 2, tra i quali spicca in primis la gratuità.

CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO:

COME NE POSSONO USUFRUIRE GLI ENTI NON PROFIT

Stanziati finora più di 2,9 miliardi di euro per la misura di sostegno prevista dal decreto Rilancio. Potranno accedere anche gli enti non commerciali, ma a determinate condizioni, ma non quelli che possiedono solo il codice fiscale. Ecco gli esempi per facilitare il calcolo e le indicazioni sulla procedura. Il contributo può essere richiesto dai soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita Iva, ad eccezione di quelli previsti dall’art.25, c.2 del Decreto “Rilancio”. Per ricevere il contributo i soggetti devono aver iniziato l’attività in data antecedente al 1° maggio 2020. Possono richiedere il contributo anche gli enti non commerciali di cui all’art.73, c.1, lett. c) del D.P.R. 917 del 1986 (cosiddetto Tuir), che esercitano attività commerciale in via non esclusiva prevalente, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Non lo possono quindi richiedere gli enti non commerciali in possesso del solo codice fiscale, non svolgenti alcuna attività commerciale. Le condizioni affinché gli enti non profit possano accedere al contributo sono le stesse previste per le imprese, e cioè: 1. un volume di ricavi commerciali nel periodo di imposta precedente a quello in corso al 19 maggio 2020, data di entrata in vigore del Decreto “Rilancio” (quindi gennaio 2019-31 dicembre 2019, per i soggetti il cui periodo di imposta coincide con l’anno solare) non superiore a 5 milioni di euro; 2. l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 deve essere inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.